Caro carburanti, la stangata arriva anche sulla spesa: aumentano i costi di trasporto e dei beni di consumo
Il caro carburanti non si ferma al distributore. Il prezzo sempre più alto di benzina e soprattutto gasolio rischia di trasformarsi in una nuova spinta sui costi dei beni di consumo, dagli alimentari ai materiali destinati alle imprese, fino ai prodotti che ogni giorno finiscono nei carrelli della spesa.
È il cosiddetto effetto filiera: quando aumenta il costo necessario per spostare una merce, l’incremento può essere assorbito in parte dalle aziende, ma può anche essere trasferito, completamente o parzialmente, al prezzo finale pagato dal consumatore.
In una regione come la Sicilia, il problema assume una dimensione ancora più evidente. La posizione geografica dell’Isola rende infatti particolarmente importante la componente logistica: molte merci devono percorrere lunghe distanze prima di arrivare nei magazzini, nei negozi e nei supermercati. E quasi ogni passaggio della catena comporta un trasporto.
Dal produttore al supermercato, ogni chilometro costa
Un prodotto alimentare può attraversare diversi passaggi prima di arrivare sullo scaffale. Può essere trasportato dal luogo di produzione a un centro di raccolta, successivamente a un magazzino e infine al punto vendita. Lo stesso vale per tantissimi altri beni: acqua e bevande, prodotti per la casa, materiali per l’edilizia, mobili, elettrodomestici, componenti industriali e materiali utilizzati dalle attività artigiane. Il carburante rappresenta quindi una voce di costo che non riguarda soltanto il camionista o l’azienda di autotrasporto. Riguarda tutta la catena logistica.
Quando il gasolio aumenta, un’impresa di trasporto deve sostenere una spesa maggiore per ogni chilometro percorso. Se il rincaro rimane temporaneo, l’azienda può decidere di assorbirne una parte. Se invece il prezzo resta elevato per settimane o mesi, diventa più difficile evitare di trasferire almeno una parte dell’aumento sui propri clienti. E da qui il rincaro può arrivare fino al consumatore.
Il cibo è particolarmente esposto
Tra i beni maggiormente sensibili ai costi logistici ci sono gli alimenti, soprattutto quelli che devono essere trasportati rapidamente o che necessitano di particolari condizioni di conservazione. Frutta, verdura, carne, pesce, latticini e prodotti freschi richiedono una catena logistica efficiente e spesso trasporti frequenti. Il costo del carburante entra quindi indirettamente nel prezzo finale. Ma il meccanismo non riguarda soltanto i prodotti freschi. Anche pasta, conserve, farine, bevande e prodotti confezionati devono essere trasportati dai luoghi di produzione ai centri distributivi e successivamente ai punti vendita. Il risultato è che il caro carburante può contribuire ad aumentare la pressione sul costo della spesa, anche quando il prodotto acquistato non ha alcun legame diretto con il petrolio.
Non soltanto supermercati: aumentano anche i materiali
Lo stesso meccanismo interessa il settore produttivo e quello delle costruzioni. Materiali edili, legname, metalli, ceramiche, cemento, prodotti per la casa e componentistica viaggiano prevalentemente su strada. Un aumento consistente del gasolio può quindi incidere sui costi sostenuti da imprese e artigiani. E anche in questo caso il percorso è semplice: trasporto più caro, costi aziendali più alti, maggiore pressione sui prezzi finali. Per un’impresa che utilizza quotidianamente furgoni e autocarri, inoltre, l’aumento non riguarda soltanto il trasporto delle merci acquistate. Riguarda anche gli spostamenti dei mezzi aziendali, le consegne ai clienti, gli interventi tecnici e ogni attività che richieda mobilità.
In Sicilia l’effetto può essere ancora più pesante
La questione diventa particolarmente delicata per la Sicilia. L’Isola deve fare i conti con la distanza dai principali poli produttivi e distributivi del Paese e con una rete logistica nella quale il trasporto su gomma continua ad avere un ruolo fondamentale. Una merce proveniente dal Nord Italia deve affrontare una lunga tratta prima di raggiungere la Sicilia. A questo si aggiungono i costi legati ai collegamenti con l’Isola e alla distribuzione sul territorio regionale. Ogni aumento del gasolio, quindi, può incidere su più segmenti della catena. È anche per questo che il prezzo del carburante non dovrebbe essere considerato soltanto come un problema degli automobilisti. Quando il diesel aumenta, aumenta potenzialmente il costo dell’intero sistema economico che dipende dal trasporto.
Il rischio per le famiglie è doppio
Il paradosso è evidente: mentre le famiglie devono spendere di più per fare il pieno alla propria automobile, rischiano contemporaneamente di pagare di più anche ciò che acquistano. Da una parte aumenta il costo della mobilità quotidiana. Dall’altra cresce la pressione sui prezzi dei beni trasportati. Una famiglia che utilizza l’auto per andare al lavoro può quindi trovarsi a sostenere una maggiore spesa mensile per il carburante e, nello stesso periodo, dover fare i conti con un carrello della spesa più costoso o con l’aumento di alcuni beni e servizi. È un effetto che non si manifesta necessariamente nello stesso momento e nella stessa misura per tutti i prodotti. Il prezzo finale dipende infatti da numerosi fattori: materia prima, energia, manodopera, distribuzione, margini commerciali, concorrenza e andamento della domanda. Il carburante è una componente del costo complessivo, non l’unica causa degli aumenti. Ma quando il prezzo del diesel rimane a livelli eccezionalmente elevati per un periodo prolungato, la pressione sulla filiera diventa difficile da ignorare.
Dal pieno al carrello della spesa
È questa la vera dimensione del caro carburanti: non fermarsi al prezzo visualizzato sulla colonnina. Il problema riguarda il costo di muovere l’economia. Muovere le persone, le materie prime, gli alimenti, i materiali, i prodotti finiti. E in una Sicilia dove gran parte delle merci deve necessariamente viaggiare per raggiungere imprese, negozi e consumatori, ogni aumento significativo del gasolio può trasformarsi in un ulteriore elemento di pressione sul costo della vita. Il prezzo del carburante, dunque, non si paga soltanto quando si fa rifornimento. Una parte di quel costo può arrivare anche dentro il carrello della spesa, nei materiali acquistati dalle imprese e, più in generale, nel prezzo di ciò che ogni giorno serve per vivere e lavorare.
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