Carburanti, nuova stangata in Sicilia: il diesel supera i 2,30 euro al litro
La corsa dei carburanti non si ferma. E in Sicilia il prezzo del pieno torna a fare paura. A pochi giorni dagli ultimi rincari, la situazione continua a peggiorare e in alcuni distributori dell’Isola il diesel al self service ha superato quota 2,30 euro al litro, mentre la benzina si avvicina sempre più alla soglia dei 2,10-2,11 euro.
Non si tratta della media regionale, ma dei prezzi effettivamente praticati da alcuni impianti. Ed è proprio questo il dato che fotografa con maggiore immediatezza la nuova accelerazione registrata nelle ultime ore.
La Sicilia arriva a questo nuovo passaggio già partendo da livelli tra i più elevati d’Italia. Le precedenti rilevazioni del MIMIT avevano collocato il gasolio siciliano oltre i 2,20 euro al litro, confermando una pressione sui prezzi particolarmente forte nell’Isola. A inizio agosto la Sicilia risultava già tra le regioni con il diesel più caro, con una media superiore ai 2,11 euro al litro.
A Messina il pieno diventa un salasso
Il nuovo aumento si riflette inevitabilmente anche sul territorio messinese. Per chi utilizza l’automobile quotidianamente, pochi centesimi in più al litro si trasformano rapidamente in decine di euro nell’arco del mese. Con il diesel a 2,30 euro al litro, un serbatoio da 50 litri costa 115 euro. Se il prezzo raggiunge 2,31 o 2,32 euro, la spesa sale ulteriormente. Per lavoratori pendolari, rappresentanti, autotrasportatori e imprese che utilizzano quotidianamente mezzi alimentati a gasolio, l’impatto è tutt’altro che marginale. E il problema non riguarda soltanto chi fa il pieno. Il carburante è una componente essenziale dei costi di trasporto e quindi l’aumento può progressivamente riflettersi anche sulla movimentazione delle merci e sui prezzi finali di numerosi prodotti.
L’attacco all’oleodotto saudita fa tremare il mercato
A rendere ancora più preoccupante il quadro è quello che sta accadendo in Medio Oriente. Nelle ultime ore l’Arabia Saudita ha sospeso temporaneamente il funzionamento dell’oleodotto East-West, dopo un attacco con droni che, secondo le autorità saudite e irachene, sarebbe partito dal territorio iracheno. L’attacco ha interessato l’infrastruttura nelle aree di Riad e Medina e ha provocato anche alcuni feriti. Si tratta di un’infrastruttura strategica: lunga circa 1.200 chilometri, permette di trasportare il greggio dai giacimenti orientali dell’Arabia Saudita verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, evitando il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Secondo Reuters, il suo flusso negli ultimi mesi è stato nell’ordine di 4-5 milioni di barili al giorno, pari a circa il 4-5% dell’offerta mondiale. Il blocco arriva in un momento già estremamente delicato per il mercato energetico internazionale. Lo Stretto di Hormuz continua infatti a essere fortemente condizionato dal conflitto tra Stati Uniti e Iran, mentre gli Houthi filo-iraniani hanno rafforzato la propria presenza nell’area del Mar Rosso e del Bab el-Mandeb.
Il petrolio torna sopra i 100 dollari
La reazione dei mercati è stata immediata. Il Brent è tornato stabilmente sopra i 100 dollari al barile, arrivando nei giorni scorsi a oltre 107 dollari, mentre il WTI ha superato quota 102 dollari. Il balzo è stato alimentato dall’aumento degli attacchi alle petroliere e dai timori per ulteriori interruzioni delle forniture. Ed è proprio questo il principale elemento di preoccupazione per gli automobilisti: i prezzi alla pompa reagiscono con un certo ritardo rispetto alle quotazioni internazionali, ma quando il petrolio rimane su livelli elevati la pressione tende a trasferirsi progressivamente anche sui carburanti.
Il rischio di una nuova settimana di rincari
La domanda che adesso si fanno automobilisti e imprese è inevitabile: dove può arrivare il prezzo del diesel? La risposta dipenderà soprattutto dall’evoluzione della crisi mediorientale. L’Arabia Saudita, per il momento, ha deciso di non procedere a una ritorsione immediata contro i responsabili dell’attacco, pur riservandosi il diritto di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sicurezza e le proprie infrastrutture.n Se le interruzioni delle rotte petrolifere dovessero proseguire e il Brent dovesse rimanere sopra quota 100 dollari, la pressione sui prezzi dei carburanti potrebbe continuare anche nei prossimi giorni.
Per la Sicilia, che parte già da livelli particolarmente elevati, il rischio è dunque quello di assistere a una nuova escalation. Il diesel oltre i 2,30 euro al litro non è più un’eccezione isolata da guardare con stupore: è il nuovo campanello d’allarme di una crisi energetica che torna a pesare direttamente sulle tasche degli automobilisti.
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