Lady Gaga è diventata mamma, nato il primo figlio con Michael Polansky

Lady Gaga è diventata mamma, nato il primo figlio con Michael Polansky

ROMA (ITALPRESS) – Lady Gaga è diventata mamma: la popstar 40enne ha dato alla luce il primo figlio, nato dall’unione con Michael Polansky, secondo quanto riporta Entertainment Weekly. La cantante e il fidanzato sono stati recentemente fotografati da Page Six nella California settentrionale, durante una passeggiata: negli scatti, Lady Gaga ha un neonato nel marsupio e lo protegge delicatamente con una mano sulla testa. Non si conosce ancora il sesso del bebè, nè la data di nascita. L’attrice di “A Star Is Born” si era tenuta lontana dai riflettori negli ultimi mesi. Il suo fidanzamento con Polansky era stato annunciato nel luglio 2024, mentre Gaga si trovava a Parigi per prepararsi a esibirsi alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS)

“Ritorno a Buenos Aires”, a Venezia in concorso Bechis e gli spettri della dittatura argentina

“Ritorno a Buenos Aires”, a Venezia in concorso Bechis e gli spettri della dittatura argentina

VENEZIA (ITALPRESS) – E’ di nuovo Argentina nel cinema di Marco Bechis: ci torna dopo cinquant’anni, “con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco”, dice il regista. Era del 1999 “Garage Olimpo”, il film che si basava sulla sua terribile esperienza di prigioniero della dittatura argentina in quel mattatoio dal quale uscirono vivi in pochi. Lui fu uno di quelli, un “sopravvissuto” come vengono chiamati, ed è proprio uno di loro il protagonista di “Ritorno a Buenos Aires”, il film col quale torna oggi in Concorso a Venezia 83.

Ne è protagonista Mariano Guerra, un maturo paramedico torinese che negli anni ’70, da studente di medicina, era finito nelle maglie dei generali argentini, prigioniero del Garage Olimpo, dal quale era uscito dopo oltre due anni di prigionia, torture e schiavitù. È il 2008 quando riceve una lettera dal ministero della giustizia argentino che lo convoca come testimone al processo contro alcuni ufficiali accusati di essere gli aguzzini di quella prigione: sono passati trentatré anni e per Mariano il ritorno a Buenos Aires è un atto estremamente doloroso, non solo perché significa confrontarsi con i suoi ricordi più terribili, ma anche perché ogni “sopravvissuto” porta lo stigma di una liberazione spesso ottenuta pagando il prezzo carissimo della collaborazione.

Marco Bechis costruisce il suo film su questo terribile dissidio, che per i sopravvissuti è tanto interiore quanto esterno, basato sul giudizio degli altri ma anche sul senso di colpa che si portano dentro. Mariano, interpretato con intensità e equilibrio da Adriano Giannini, arriva a Buenos Aires come un uomo vinto, che infine accetta di testimoniare in un processo in cui nella sua coscienza si sente non meno accusato.

Le domande della figlia di una donna che ha tradito durante le torture sono tanto difficili quanto quelle degli avvocati che chiedono ragione del suo comportamento durante i due anni di prigionia. Bechis costruisce per il suo personaggio una scena che è un labirinto mentale nei suoi ricordi passati e negli spettri che riemergono dai luoghi che attraversa trentatré anni dopo. Adriano Giannini si spinge nel tormento del suo personaggio con una tensione quasi meccanica, trasformandolo in un automa al servizio del suo senso di colpa, esattamente come all’epoca era al servizio dei suoi aguzzini.

“Ritorno a Buenos Aires” è per Bechis l’ennesima occasione per confrontarsi con una porzione della sua vita che chiaramente lo ha segnato: “Da molti anni mi accompagna una domanda: che cosa significa sopravvivere? Non soltanto salvarsi, ma continuare a vivere quando altri non hanno potuto farlo”, dice il regista. L’esito del film è ampio, capace di creare uno spazio per il dolore dei ricordi ma anche, infine, per la leggerezza del perdono e il significato della giustizia. Dopo il passaggio di oggi a Venezia 83, ultimo film della competizione, “Ritorno a Buenos Aires” uscirà nelle sale italiane il 17 settembre, distribuito da Fandango.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

A Venezia 83 Toni Servillo nonno alle prese con lo “Scherzetto” di Mario Martone

A Venezia 83 Toni Servillo nonno alle prese con lo “Scherzetto” di Mario Martone

VENEZIA (ITALPRESS) – Alle spalle il romanzo di Domenico Starnone e in scena un Toni Servillo in grande forma: sono queste le coordinate di “Scherzetto”, il nuovo film di Mario Martone presentato oggi fuori concorso a Venezia 83. Un’immersione nelle giornate di un anziano disegnatore di successo alle prese contempo con i fantasmi del proprio passato e con la vivacità del nipotino di sei anni, affidato per qualche giorno alle sue cure dalla figlia, in viaggio di lavoro assieme al marito. Toni Servillo si spinge con generosità nel ruolo di questo anziano artista, portato dai casi della vita a confrontarsi con i ricordi della sua infanzia di cui è impregnata la casa di famiglia, in cui è cresciuto a sua volta da bambino e nella quale la figlia ha voluto continuare a vivere. Così, mentre un editore lo pressa per ricevere le tavole destinate a illustrare la nuova edizione di un romanzo di Henry James, l’uomo inizia un dialogo interiore con i fantasmi di un tempo appartenuto a un’altra Napoli, virulenta, inquietante, scomposta. La stessa Napoli che incontrerà nelle strade che una mattina percorrerà con il nipotino, o nell’incontro con l’inquilina del piano di sotto, tracce di un rapporto inesausto di Mario Martone con una città che da sempre vive con lo spirito di un esploratore spirituale, capace di coglierne le contraddizioni ma soprattutto l’innata tensione vitale.

“Scherzetto” diventa allora la narrazione divertita e divertente delle giornate trascorse dall’anziano nonno con un nipotino vivace e spigliato che richiede attenzioni e lo distrare dall’urgenza di un lavoro nel quale non sembra più credere troppo. La vivacità e l’ossigeno nelle tavole e nei disegni prodotti che l’editore gli chiede, sono la linea di confine lungo la quale l’uomo colloca il suo rapporto ormai opaco con la vita. E allora ci vorrà lo scherzetto finale del nipotino a risvegliare in lui lo spirito di una vitalità nutrita dalla paura di quella morte che da sempre, nel cinema di Martone, dialoga con Napoli. Il romanzo di Starnone (edito da Einaudi) è lo spunto indispensabile a Martone per elaborare tutto questo: “Certi personaggi di Starnone mi sono familiari, sono anche i miei fantasmi”, spiega infatti il regista, “per stanarli è stata essenziale innanzitutto l’ambientazione. Ho cominciato a esplorare la Napoli del Lavinaio, un quartiere a ridosso della Stazione Centrale estremamente complesso, stupendo, ma in cui la bellezza è spesso l’altro lato della miseria, della rabbia, del crimine”. Toni Servillo sembra giocare con le ombre e le luci del suo personaggio, un classico nonno affettuoso che però deve fare i conti con gli spettri del tempo passato e di quello che resta: la sua capacità di trovare il filo dell’affetto e dell’umanità sono notevoli, soprattutto in relazione alla presenza formidabile del piccolo protagonista, l’esordiente Lorenzo Perrotta, che ha verve e simpatia per reggere intere scene del film.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

In concorso a Venezia 83 “NAZA”, dai tetti di Tel Aviv alle bombe su Gaza

In concorso a Venezia 83 “NAZA”, dai tetti di Tel Aviv alle bombe su Gaza

VENEZIA (ITALPRESS) – Mentre, nonostante le richieste reiterate di associazioni, la bandiera palestinese non svetta sul Palazzo del Cinema del Lido (ma quella israeliana sìà), a Venezia 83 è giunto il giorno di “NAZA”, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor prodotto da Jonathan Glazer e basato su un’inchiesta di The Guardian. Aggiunto in Concorso a pochi giorni dall’inizio della Mostra, “Naza” è una testimonianza diretta sulle strategie e sulle dinamiche che presiedono ai sistematici bombardamenti su Gaza dell’esercito israeliano, finalizzati ufficialmente all’eliminazione dei capi di Hamas ma nei fatti destinati a colpire anche i civili che si trovano nei loro paraggi. Il titolo del film fa riferimento proprio a questi incolpevoli civili palestinesi: come spiegano i due registi, infatti, “NAZA è un acronimo militare derivato da Nezek Agavi, ovvero “danno collaterale”, utilizzato in modo eufemistico dai servizi segreti israeliani per indicare il numero di civili che si prevede verranno uccisi in un attacco aereo. Ciò dimostra che gran parte delle uccisioni di civili a Gaza è avvenuta in piena consapevolezza e non per errore, come alcuni hanno sostenuto”. 

Interamente girato sui tetti di Tel Aviv in riprese notturne durante le quali gli intervistati e le loro voci sono rese irriconoscibili digitalmente, il film si pone in ascolto delle testimonianze rilasciate da 24 ufficiali e soldati dei servizi segreti militari israeliani, tutti coinvolti nella sorveglianza o nell’uccisione a distanza di civili palestinesi a Gaza. I loro racconti, tutti già resi pubblici da The Guardian nel corso degli ultimi tre anni, rivelano le tecniche che sono alla base dei bombardamenti, a iniziare dal sistema di intercettazione che consente ai servizi segreti di entrare nei cellulari di ogni palestinese e attraverso loro ascoltare cosa si dice nelle loro case, vedere cosa accede e ovviamente localizzare con precisione la presenza di militanti di Hamas di ogni livello. Sulla base di ciò, un algoritmo determina gli obiettivi ritenuti strategici e guida i bombardamenti, affidando ai militari la responsabilità di decidere quanti NAZA siano sacrificabili per colpire un militante. Il computo, che spesso raggiunge cifre a due zeri, ci viene detto, dimostra come Israele stia uccidendo civili innocenti, prevalentemente donne, anziani e bambini, per portare a compimento il progetto di annientare Hamas. I soldati israeliani intervistati, spesso elementi delle elite militari alcuni dei quali con alto livello culturale e orientamento politico di sinistra, raccontano di interi quartieri rasi al suolo per colpire pochi militanti.

Il tutto è raccontato con stile da documentario d’inchiesta, diretto, agghiacciante a volte, testimonianza di una progressiva disumanizzazione della situazione: come sottolineano gli autori “Mentre negli ultimi tre anni riprendevamo di notte i membri dell’esercito israeliano sui tetti di Tel Aviv, ci siamo ritrovati a porci le stesse domande che si era posta la generazione dei nostri nonni e che sono state poste per tutto il XX secolo: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro gruppo? Come funzionano i meccanismi interni di un sistema del genere?“. Il film sarà distribuito in Italia da I Wonder.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

X Factor, rinnovata la partnership con Regionale di Trenitalia

X Factor, rinnovata la partnership con Regionale di Trenitalia

MILANO (ITALPRESS) – La musica di X Factor torna a viaggiare sui treni del Regionale. Anche quest’anno, Trenitalia rinnova la collaborazione con lo show Sky Original prodotto da Fremantle. Per dare il via alla nuova stagione della partnership, è stato svelato alla stazione di Milano Porta Garibaldi un treno del Regionale con livrea dedicata e autografata dai giudici e dalla conduttrice dello show.

mgg/azn

Venezia, Martone “‘Scherzetto’ è un film prismatico dalle tante sfaccettature”

Venezia, Martone

VENEZIA (ITALPRESS) – Arriva fuori concorso al Lido “Scherzetto”, che segna il ritorno del sodalizio tra Mario Martone e Toni Servillo. “C’era il carattere prismatico del romanzo – spiega il regista – che poteva darmi la possibilità di realizzare un film con tante facce: un film che avesse una parte comica, una drammatica, una inquietante. Una ghost story, ma anche una riflessione, una meditazione sul tempo che passa e sulla vita, in un momento di ripensamenti”.
xr7/mgg/gtr (video di Federica Polidoro)

Venezia, Servillo “La vecchiaia può anche essere una condizione feconda”

Venezia, Servillo “La vecchiaia può anche essere una condizione feconda

VENEZIA (ITALPRESS) – Arriva fuori concorso al Lido “Scherzetto”, che segna il ritorno del sodalizio tra Mario Martone e Toni Servillo. “Ho approfittato della bellezza del romanzo di Starnone – dice Servillo- per raccontare un uomo che sente avvicinarsi la vecchiaia. Questo mina le fondamenta della sua personalità, ma questa condizione drammatica è anche feconda e gli consente di percepire le cose diversamente”.
xr7/mgg/gtr
(video di Federica Polidoro)

Venezia, Martina Ferragamo porta al Lido il corto “Un passo alla volta”

Venezia, Martina Ferragamo porta al Lido il corto

VENEZIA (ITALPRESS) -È stato presentato al Teatro La Fenice Un Passo alla Volta, il cortometraggio scritto da Martina Ferragamo e Simone Coppo e diretto da Coppo, con Martina Ferragamo, attrice e protagonista, Margherita Buy, attrice, Francesco Colella, attore, e Francesco Centorame, attore. Il film, tra realtà e sogno, racconta il confronto di Martina con l’eredità della propria famiglia e la ricerca della propria strada. A condurre la serata Gianni Canova, critico cinematografico e docente. Tra gli ospiti Sandy Powell, costumista, Francesca Ragazzi, Head of Editorial Content di Vogue Italia, Greta Scarano, attrice, Tiziana Rocca, organizzatrice di eventi, e Anna Valle, attrice e Miss Italia 1995, oltre a numerosi protagonisti del cinema, della moda e della cultura.
xr7/mgg/gtr (video di Federica Polidoro)