Zangrillo “Giovani, occupazione e nuove competenze: questa è la Pubblica Amministrazione che vogliamo”

Zangrillo “Giovani, occupazione e nuove competenze: questa è la Pubblica Amministrazione che vogliamo”

ROMA (ITALPRESS) – “Forza Italia promuove la responsabilità, la concretezza e il merito, puntando sulla collaborazione generazionale e sul coinvolgimento attivo dei giovani per far progredire il Paese”. Lo ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenendo in video-collegamento all’evento “Azzurra Libertà”, la festa nazionale di Forza Italia Giovani in corso a Montesilvano. “Con questa visione abbiamo voluto introdurre strumenti specifici per favorire l’ingresso dei giovani nel settore pubblico: accesso per i diplomati ITS Academy, contratti di apprendistato e formazione-lavoro per gli studenti di età inferiore ai 24 anni, oltre a tirocini e dottorati tramite il portale inPA. Tutto questo, nel contesto di un’azione di governo che ha puntato su politiche strutturali in grado di creare oltre un milione di occupati in più e di ridurre la disoccupazione giovanile al minimo storico (18,9%)”.

Il ministro ha sottolineato ulteriormente i risultati delle azioni intraprese per rendere la Pubblica amministrazione sempre più attrattiva, nei confronti dei giovani e non solo: “I tempi dei concorsi pubblici sono stati ridotti da 780 giorni a 5 mesi, con procedure completamente digitalizzate (tramite il portale inPA) e circa 800.000 nuove assunzioni in 4 anni. Inoltre, è diventata legge la riforma sulla valutazione del merito, che permetterà l’accesso ai ruoli dirigenziali a chi dimostra con i fatti di saper portare risultati. Anche in tal senso è stata potenziata la formazione del personale pubblico, passata da meno di 1 giorno l’anno ad oltre 40 ore annue a dipendente grazie alla piattaforma Syllabus”. Zangrillo ha ribadito che l’obiettivo finale del suo mandato è trasformare la Pubblica amministrazione da ostacolo burocratico a risorsa moderna, attrattiva e competitiva guidata da nuove competenze. “In questo contesto ciascuno di noi rappresenta un tassello fondamentale nel complesso mosaico in cui siamo chiamati a fare la nostra parte: Forza Italia continuerà a distinguersi per essere il partito della competenza, il partito del merito che fa accedere le cose perché il futuro è adesso”, ha concluso il ministro.

– foto IPA Agency –

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Mattarella “Auguri per il Capodanno ebraico, coltivare dialogo e rispetto”

Mattarella “Auguri per il Capodanno ebraico, coltivare dialogo e rispetto”

ROMA (ITALPRESS) – “Rivolgo a tutti i concittadini delle comunità ebraiche italiane e agli ospiti o residenti di fede ebraica presenti nel nostro Paese i migliori auguri in occasione delle festività di Rosh haShanà. L’inizio del nuovo anno nel calendario ebraico sollecita sentimenti di speranza e di rinascita, interpellando tutti e ognuno a coltivare le ragioni della riconciliazione, del dialogo e del rispetto reciproco”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione in occasione del Capodanno ebraico. “Queste benevole aspirazioni sono largamente condivise dall’umanità, senza distinzioni di credo religioso, concezione filosofica o convinzione politica. La lieta ricorrenza di Rosh haShanà ci esorta a darne concreta realizzazione nelle opere della quotidianità. Occorre accogliere questa esortazione in senso ancor più cogente nell’attuale momento storico, esposto a incertezze, conflitti, al rischio che nuovi muri si frappongano permanentemente tra le persone”.

“È dovere di tutti, indistintamente, concorrere a scongiurare tali derive nefaste, impedendo che i valori della giustizia, della solidarietà e della pace siano sviliti, ridotti a idealismi astratti, subordinati a logiche di pura prevaricazione”, ricorda il presidente. “Sono, al contrario, i capisaldi della Repubblica Italiana e della vita della nostra comunità nazionale, antidoti a ogni forma di intolleranza e discriminazione. Che questi giorni di festa possano indurre tutti a riflettere su quanto essi siano presupposti irrinunciabili per una civile e proficua convivenza, per la costruzione di società più coese nel rispetto del pluralismo, per la salvaguardia di un ordine internazionale pacifico, prospero, equo e regolato dal diritto”, conclude Mattarella.

– foto IPA Agency –

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Gentiloni “La vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt è un fatto enorme, l’Ue si mostri forte”

Gentiloni “La vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt è un fatto enorme, l’Ue si mostri forte”

ROMA (ITALPRESS) – “La vittoria di Alternative fur Deutschland è un fatto enorme. Si tratta del primo partito nei sondaggi, sbaglia chi pensa che sia solo un partito dell’est”. Così Paolo Gentiloni, già Commissario europeo per gli affari economici e monetarie e presidente del Consiglio, in un’intervista a Milano Finanza. “Vedremo tra dieci giorni cosa accadrà a Berlino e soprattutto nel Meclemburgo”, prosegue. “C’è una grande attenzione a livello europeo, perché sta iniziando un ciclo elettorale che coinvolgerà da qui al prossimo anno metà dei cittadini europei con sovranisti e nazionalisti di vario genere che si affacciano sulla scena politica, dalla Polonia alla Francia e alla Spagna per finire con l’Italia”, sottolinea. “L’Unione deve preparare delle risposte che vadano in due direzioni. La prima è molto politica, non bisogna inseguire l’estremismo nazionalista sul suo terreno. C’è una solida maggioranza europeista al parlamento europeo. Aprire le porte a queste formazioni estreme le rafforza, non bisogna farlo. Afd sta appunto cercando subito una sponda in Germania nella Cdu”, ricorda Gentiloni.

“Dobbiamo mostrare la forza europea e rendere l’Unione più integrata. Il mondo che abbiamo intorno a noi è nel caos, ci impone di difenderci e di stare uniti. Solo così si impedisce la crescita del nazionalismo. Se regge questo cordone sanitario, come stanno provando a fare in Germania, queste forze estremiste faranno fatica. Come è accaduto in Olanda e come è accaduto in Italia con Fratelli d’Italia che una volta andato al governo si è spostato su posizioni meno euroscettiche e più atlantiste”, conclude Gentiloni.

– foto IPA Agency –

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Alessandro Di Battista è rientrato in Italia, l’aereo partito da Cuba è atterrato a Ciampino

Alessandro Di Battista è rientrato in Italia, l’aereo partito da Cuba è atterrato a Ciampino

ROMA (ITALPRESS) – È atterrato all’aeroporto di Ciampino l’aereo che ha riportato in Italia Alessandro Di Battista. L’ex deputato M5S si trovava a Cuba quando, il 28 agosto scorso, era stato ricoverato a causa di un forte mal di testa, prima a Santa Clara e poi a L’Avana. A causa del peggioramento delle condizioni, che aveva spinto i medici a intervenire con un’operazione, era fallito un primo tentativo di riportarlo in Italia, il 4 settembre scorso. Ieri l’associazione Schierarsi aveva pubblicato un post sui social per annunciare il rientro. “Alessandro sta tornando a casa. Buon rientro, Ale! Grazie mille ai medici cubani per l’impegno e la professionalità di questi giorni”.

– foto di repertorio IPA Agency –

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Ucraina, Meloni “Non cambio idea, sostegno a Kiev per difendere Roma”

Ucraina, Meloni “Non cambio idea, sostegno a Kiev per difendere Roma”

ROMA (ITALPRESS) – “Da anni, in Europa sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa, il pericolo dell’islamizzazione dell’Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell’establishment è stata quella di provare a creare dei ‘cordoni sanitari’, non invece di affrontare nel merito le questioni. Come si vede, è una strategia che non funziona”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un’intervista al Foglio, rispondendo a una domanda sulla vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt. “Funziona invece ascoltare quelle istanze e rispondere. È quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all’immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre nazioni“, conclude Meloni.

Sulla sicurezza “abbiamo investito come nessuno prima di noi”, ma “mi rendo perfettamente conto che gli italiani si aspettano di più, ed è giusto che sia così. Io sono la prima a volere di più, perché garantire la sicurezza è il principale dovere che lo Stato ha verso i cittadini. Noi ce la stiamo mettendo tutta per fare la nostra parte, ma è importante che tutti i pezzi dello Stato facciano altrettanto, e che nessuno remi nella direzione contraria. Particolarmente sui fenomeni della criminalità urbana”, ha detto

“Il meccanismo di funzionamento dell’Unione europea si è dimostrato inadeguato ad affrontare le grandi sfide della nostra epoca. Sono felice che ora siamo tutti d’accordo sul fatto che serva un cambio di passo, perché quando lo dicevamo noi venivamo tacciati di antieuropeismo. Non credo però che la soluzione sia cercare ancora più integrazione europea o il superamento dell’unanimità o l’Europa federale che supera gli stati nazionali, e quindi non sono d’accordo con Mario Draghi”. “Insieme alla famiglia dei conservatori europei, ho sempre ritenuto che servisse l’esatto opposto, ovvero un modello di Europa confederale, nel quale gli Stati membri mantengano ampia sovranità ma interagiscano in modo più efficace sulle materie di rilevanza strategica. È una visione che sta prendendo sempre più piede, tanto che ora diversi Stati membri invocano il ricorso alla cooperazione rafforzata”.

Infine, sulla guerra in Ucraina: “Il tentativo russo di conquistare Kiev ha risvegliato l’Europa da un lungo torpore e dalla illusione che fosse al riparo dai grandi rischi del passato. La guerra in Ucraina ha dimostrato che la storia si è tutt’altro che fermata e che è finita l’era nella quale il Vecchio Continente poteva delegare ad altri la propria sicurezza. Nonostante molte contraddizioni e tentennamenti, l’Europa ha saputo reagire in modo ben più determinato di quanto ci si potesse immaginare, sicuramente più di quanto Mosca si aspettasse. Ed è vero che l’incredibile resistenza ucraina ha fatto riscoprire a molti europei il senso dell’identità e del patriottismo”. “Concetti che in tanti consideravano superati, ma certo non chi appartiene alla mia comunità politica, che ha sempre posto la Patria e l’identità nazionale al centro del proprio agire. Per quello che mi riguarda, credo da sempre che il patriottismo sia una cosa molto seria. Non è solo una bandiera da sventolare, o un inno da cantare. Quando ti definisci un patriota la prima domanda a cui devi rispondere è: sei in grado di mettere la Patria prima di te stesso? È questo il punto”, spiega.

“Per me in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l’Ucraina, piuttosto che farlo. Solo che io non ho sostenuto l’Ucraina per Kiev io ho sostenuto l’Ucraina per Roma. Perché, come ho detto molte volte, l’Italia avrebbe tutto da perdere in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni e torna a prevalere la legge del più forte. E, purtroppo, un assaggio di quello scenario lo stiamo avendo in questi anni”, prosegue Meloni. Sarebbe disposta a stabilire una regola per la futura coalizione: nessuna alleanza con i finti patrioti che votano contro il sostegno all’Ucraina? “Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove”.

– foto IPA Agency –

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Di Battista partito da Cuba, arrivo in Italia previsto per domani pomeriggio

Di Battista partito da Cuba, arrivo in Italia previsto per domani pomeriggio

ROMA (ITALPRESS) – L’ex deputato M5S Alessandro Di Battista – secondo quanto si apprende – è partito con un volo sanitario da L’Avana per fare rientro in Italia. L’arrivo dovrebbe essere previsto per domani pomeriggio. Mentre si trovava a Cuba per realizzare un reportage, il 28 agosto scorso era stato ricoverato a causa di un forte mal di testa, prima Santa Clara e poi a L’Avana. Dopo un primo tentativo di rientro il 4 settembre, a causa del peggioramento delle condizioni, i medici avevano deciso di intervenire operandolo.

Due giorni fa l’associazione Schierarsi, fondata da Di Battista, aveva aggiornato sul suo stato di salute dicendo che si trovava nel reparto di terapia intensiva dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras, senza però aggiungere dettagli su diagnosi e prognosi.

Il presidente dell’associazione Schierarsi, Luca di Giuseppe, su Instagram scrive: “Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora. Grazie ancora a tutti i medici cubani che si sono presi cura di Alessandro in queste giornate infinite”, postando la foto dell’aeroambulanza con cui è partito da Cuba l’ex pentastellato.

– Foto Ipa Agency –

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Emma Bonino, la piccola gigante che all’Onu trasformava le utopie in politica

Emma Bonino, la piccola gigante che all’Onu trasformava le utopie in politica

di Stefano Vaccara 

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Emma Bonino era una piccola gigante della politica italiana, ma forse lo è stata ancora di più della politica internazionale. Riuscì a combattere e vincere battaglie globali senza provenire da una superpotenza, e neppure da un Paese con il peso diplomatico di Francia o Regno Unito. Con Marco Pannella seppe invece utilizzare fino in fondo il peso dell’Italia, influenzandone a sua volta la politica estera e trascinandola su battaglie per i diritti umani che molti governi inizialmente consideravano utopistiche.

La moratoria sulla pena di morte, la Corte Penale Internazionale, la lotta contro le mutilazioni genitali femminili: Bonino aveva la capacità rara di prendere una causa apparentemente minoritaria, costruirle attorno alleanze internazionali e trasformarla in politica.

Per chi, come me, l’ha conosciuta soprattutto a New York e alle Nazioni Unite, è questa l’Emma che rimane più impressa. La incontrai e intervistai molte volte, prima come cronista politico di America Oggi e come corrispondente del Palazzo di Vetro di Radio Radicale e successivamente per La Voce di New York. Arrivava al Palazzo di Vetro spesso per combattere battaglie che molti diplomatici consideravano impossibili, se non fastidiose.

Era la specialità radicale condivisa con Pannella: prendere un’utopia e costringere la politica a discuterne finché non diventava possibile. Accadde con la moratoria universale sulla pena di morte, fino allo storico voto dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2007. Accadde con la Corte Penale Internazionale: anche qui Pannella e Bonino furono considerati visionari, ma Non c’è Pace Senza Giustizia, fondata da Emma nel 1993, fu protagonista della mobilitazione culminata nello Statuto di Roma del 1998. E accadde con le mutilazioni genitali femminili. Bonino viaggiò soprattutto tra le capitali africane, costruendo alleanze con governi, associazioni, donne e facendosi amiche le First Ladies. Quella campagna contribuì a trasformare un tabù in una questione universale di diritti umani, fino alla risoluzione dell’Assemblea Generale del 2012.

Una volta, proprio a New York, mi disse: “Promuovere i diritti è un processo, non è certo un evento. Bisogna essere un po’ testardi”. E testarda lo era, eccome. Anche il rapporto con Pannella viveva di questa energia. Io li ricordo come due calamite: così simili da attrarsi irresistibilmente e, qualche volta, proprio per questo, respingersi. Due caratteri capaci di fare scintille, accomunati dalla stessa convinzione quasi fondamentalista nella democrazia e nei diritti. Persino intervistarli significava assistere allo stesso rito: fumatori compulsivi, potevano accendere una sigaretta mentre ne avevano ancora un’altra intera in bocca.

Nel 1997, da commissaria europea, Bonino andò nell’Afghanistan dei talebani per denunciare soprattutto la condizione delle donne. A Kabul venne fermata e trattenuta per ore insieme alla sua delegazione. Ciò che colpisce oggi non è soltanto il coraggio di quel viaggio, ma l’avvertimento politico che lanciò allora: l’Occidente non poteva voltarsi dall’altra parte davanti a un regime fondamentalista che cancellava le donne dalla società, illudendosi che quanto accadeva in Afghanistan sarebbe rimasto confinato laggiù. Quell’indifferenza, avvertiva Bonino, rischiava di diventare un boomerang per lo stesso Occidente.

Che Emma muoia proprio l’11 settembre rende oggi quell’allarme quasi profetico. Quattro anni dopo quel viaggio, l’America sarebbe stata attaccata da Al Qaeda, l’organizzazione di Osama bin Laden che nell’Afghanistan governato dai talebani aveva trovato rifugio e la base dalla quale preparare la sua guerra terroristica contro l’Occidente. Bonino aveva compreso prima di molti altri che i diritti delle donne afghane non erano una questione lontana e marginale: erano anche il segnale politico della natura di un regime e dell’ideologia che lo sosteneva. Non smise mai di applicare lo stesso principio: i diritti valgono soprattutto quando difenderli diventa diplomaticamente scomodo. Lo fece da commissaria europea, da ministra degli Esteri nel governo Letta e poi da senatrice, continuando anche nella Commissione Esteri a utilizzare il suo peso internazionale.

Lo vidi ancora dopo l’assassinio di Jamal Khashoggi, quando a New York incontrò Hatice Cengiz, la fidanzata del giornalista saudita ucciso nel consolato del suo Paese a Istanbul. Bonino convocò i giornalisti – non solo italiani – e chiese alle Nazioni Unite, all’Europa e agli Stati Uniti di non sacrificare la ricerca della verità agli interessi geopolitici e ai petrodollari sauditi. Era ancora la stessa Emma. Quando diventò ministra degli Esteri nel 2013, nei corridoi dell’ONU il suo nome acquistò ancora più peso e si cominciò persino a sussurrare che potesse diventare una candidata credibile a prima donna Segretario Generale delle Nazioni Unite. La malattia, annunciata nel 2015, arrivò proprio alla vigilia della stagione che avrebbe portato alla scelta del successore di Ban Ki-moon e all’elezione di António Guterres.

Non sapremo mai fin dove sarebbe potuta arrivare, né se Russia e Cina, certamente poco entusiaste di molte sue battaglie sui diritti umani, avrebbero permesso a quella radicale italiana senza peli sulla lingua di raggiungere il vertice dell’ONU. Ma il fatto stesso che il suo nome circolasse dice molto della dimensione internazionale conquistata. Oggi sappiamo invece fin dove sono arrivate alcune delle battaglie combattute da lei e Pannella.

La Corte Penale Internazionale esiste. La moratoria sulla pena di morte è diventata una battaglia periodicamente riaffermata dall’Assemblea Generale. Le mutilazioni genitali femminili sono riconosciute dall’ONU come una violazione dei diritti umani. Marco ed Emma: due moschettieri radicali che pretendevano di cambiare il mondo quando il mondo spiegava loro che non si poteva. Pannella se n’è andato dieci anni fa. Oggi, proprio l’11 settembre, se ne va Bonino. Già, c’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che la donna che aveva cercato di svegliare l’Occidente davanti all’Afghanistan dei talebani se ne vada proprio nel giorno in cui l’America ricorda l’attacco che, quattro anni dopo quel suo allarme, avrebbe cambiato la storia.

Al Palazzo di Vetro restano scolpite alcune delle battaglie che alle Nazioni Unite Emma Bonino ha combattuto e vinto. E forse per chi ha dedicato la vita alla politica non esiste monumento più importante: lasciare dietro di sé un’utopia che tutti giudicavano impossibile e che, anche grazie a te, è diventata realtà.

– Foto Onu –

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La Russa “Da Raffaele Costa lunga e coerente azione politica”

La Russa

ROMA (ITALPRESS) – “Oggi ricordiamo anche un altro grande protagonista della vita politica italiana, Raffaele Costa. La sua è stata una coerente azione politica lunghissima, e la sua linearità nel mantenere sempre alta l’aspettativa di risultati liberali da parte del Governo e della vita politica italiana non l’hanno mai abbandonato”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ricordando in Aula la figura dell’ex parlamentare morto all’età di 90 anni.
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(Fonte video: Senato)

La Russa “Bonino sempre autorevole e lineare nelle sue battaglie”

La Russa "Bonino sempre autorevole e lineare nelle sue battaglie"

ROMA (ITALPRESS) – “Emma Bonino ha sempre avuto autorevolezza e capacità di imprimere linearità a tutta la sua azione politica, una linearità che l’ha contraddistinta in tutta la vita e nelle sue battaglie sempre sentite profondamente. Qualità significative della dimensione umana e politica di Emma Bonino che le hanno portato al riconoscimento degli amici ma anche degli avversari”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ricordando Emma Bonino nell’Aula di palazzo Madama.
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(Fonte video: Senato)

Agricoltura, Meloni “No agli accordi di libero scambio con nazioni che non rispettano i tuoi stessi standard”

Agricoltura, Meloni “No agli accordi di libero scambio con nazioni che non rispettano i tuoi stessi standard”

ROMA (ITALPRESS) – “Il tema degli accordi di libero scambio risponde a questa necessità”, ovvero avere regole base di banale buon senso: non si possono fare accordi di libero scambio con nazioni che non rispettano i tuoi stessi standard, o abbassi il tuo standard e non è ciò che noi vogliamo fare in Italia, oppure devi difendere quello standard perché noi competiamo sulla qualità e abbiamo il dovere di difenderla”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla seconda edizione del Festival Internazionale del Riso a Vercelli. 

“In Europa continuiamo a combattere la battaglia per avere risorse adeguate al settore dell’agricoltura – ha proseguito Meloni – Rispetto al prossimo bilancio europeo era stata fatta una proposta che tagliava i fondi alla Pac; abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi, non perché pensiamo che l’Europa non debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l’agricoltura alternativa alla competitività, proprio perché l’Ue e l’Italia competono soprattutto in agricoltura. Non sarebbe intelligente considerare la competitività della nostra agricoltura alternativa all’autonomia strategica perché in un tempo nel quale siamo esposti su tutti, su quello che mangiamo non siamo ancora esposti e non vogliamo diventarlo”.

 “Dobbiamo continuare a combattere la battaglia più difficile che è quella contro i miliardi di euro di prodotti che vengono venduti nel mondo e spacciati come se fossero italiani, perché l’Italian sounding non è concorrenza è un furto ai danni dei nostri produttori che non possiamo continuare a consentire”, ha concluso.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).