Ispace porta gli studenti di Giappone e Corea del Sud in Lunar Academy Satellite

Ispace porta gli studenti di Giappone e Corea del Sud in Lunar Academy Satellite

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIA DELLO SPAZIO) – La formazione di competenze interdisciplinari è uno dei temi con cui deve confrontarsi un’industria spaziale sempre più legata a software, intelligenza artificiale e tecnologie aerospaziali. È in questo contesto che si inserisce la Lunar Academy di ispace: il programma, denominato ufficialmente Lunar Academy Satellite, ha portato nella sede di Tokyo dell’azienda un gruppo di studenti universitari provenienti da Giappone e Corea del Sud. A darne notizia nei giorni scorsi è stata la stessa ispace, senza specificare nel post la data dell’incontro. L’azienda giapponese ha riferito di aver accolto Space Youth Connect, gruppo studentesco organizzato da studenti dell’Università di Tokyo, per un incontro dedicato all’industria spaziale e al ruolo assunto dagli operatori commerciali. Alla visita hanno partecipato circa 20 studenti universitari di Giappone e Corea del Sud. Il programma ha compreso una presentazione di ispace e delle sue missioni, una sessione di domande e risposte e una visita degli uffici della società. Un elemento significativo dell’iniziativa riguarda la composizione dei partecipanti. Secondo quanto comunicato da ispace, gli studenti provenivano da diversi ambiti di studio, tra cui ingegneria spaziale, intelligenza artificiale e software. La varietà dei percorsi accademici riflette una caratteristica rilevante della Space Economy: la convergenza tra competenze aerospaziali e discipline digitali. Lo sviluppo di missioni e servizi spaziali richiede infatti capacità nella progettazione di veicoli e sistemi, ma anche competenze legate al software, all’elaborazione dei dati e all’automazione. Nel caso dell’incontro di Tokyo, la fonte non consente di misurare gli effetti del programma sulla formazione o sull’ingresso degli studenti nel mercato del lavoro. L’aspetto di interesse è piuttosto il modello di relazione rappresentato dall’iniziativa: studenti con specializzazioni differenti vengono messi direttamente a contatto con un’impresa impegnata nelle attività lunari commerciali.

Il confronto, riferisce ispace, ha riguardato anche “l’industria spaziale e il ruolo in continua evoluzione delle aziende spaziali commerciali”. Un tema che inserisce l’incontro nel più ampio processo di trasformazione dell’ecosistema spaziale, caratterizzato da una crescente presenza di operatori privati accanto ai programmi istituzionali. Lunar Academy Satellite è il programma attraverso il quale ispace offre agli studenti occasioni di confronto con persone e idee legate all’evoluzione del settore spaziale. La visita di Space Youth Connect ne mostra una delle modalità: accesso diretto all’ambiente aziendale, presentazione delle missioni e dialogo con chi opera nel settore. La presenza di studenti provenienti sia dal Giappone sia dalla Corea del Sud aggiunge una dimensione internazionale all’iniziativa. Non si tratta, sulla base delle informazioni disponibili, di una collaborazione istituzionale o industriale tra i due Paesi, ma di un incontro che mette in relazione studenti di diversa provenienza all’interno dell’ecosistema spaziale asiatico. Anche la portata quantitativa resta circoscritta: circa 20 partecipanti, senza dati disponibili su investimenti, risultati occupazionali o successivi percorsi professionali. Sarebbe quindi improprio attribuire alla singola iniziativa un impatto misurabile sul mercato del lavoro spaziale. Il valore dell’iniziativa va piuttosto ricondotto al tema del capitale umano. Per l’industria spaziale commerciale, la disponibilità di professionalità capaci di operare all’intersezione tra tecnologie aerospaziali e competenze digitali rappresenta uno degli elementi necessari a sostenere programmi tecnologicamente complessi. ispace ha dichiarato di voler continuare a coinvolgere studenti di diversi Paesi attraverso i propri programmi educativi, con l’obiettivo di contribuire alla crescita della prossima generazione di professionisti dell’ecosistema spaziale. L’incontro di Tokyo rappresenta, in questa prospettiva, un esempio circoscritto del raccordo che può svilupparsi tra formazione universitaria e industria.

– foto IPA Agency –

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La Nasa lancia Max Power, una vetrina dell’industria aerospaziale americana

La Nasa lancia Max Power, una vetrina dell’industria aerospaziale americana

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIA DELLO SPAZIO) – Il Kennedy Space Center diventerà per due giorni una vetrina della capacità industriale e tecnologica degli Stati Uniti nell’aerospazio. La NASA ha annunciato MAX POWER, esposizione pubblica dedicata all’innovazione aerospaziale americana in programma il 7 e 8 novembre, inserita nelle celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti.

Dietro la dimensione celebrativa, l’iniziativa mette in evidenza un elemento più rilevante per la Space Economy: la convergenza, nello stesso luogo, tra infrastrutture della NASA, imprese, investitori, tecnologie emergenti e attività spaziali commerciali. Velivoli avanzati, sistemi autonomi, nuova mobilità aerea e programmi di esplorazione lunare saranno presentati come parti di un ecosistema industriale che comprende ormai aviazione e spazio, settore pubblico e operatori privati.

L’evento coinvolgerà, oltre alla NASA, Air Dot Show, Delaware North, Space Florida, Purpose Entertainment e UP.Summit. Una composizione che riflette la natura dell’iniziativa: non soltanto una manifestazione aperta al pubblico, ma un punto di incontro tra divulgazione, industria e comunità degli investitori.

Una parte delle attività si svolgerà nelle strutture del Kennedy Space Center, compresi l’Apollo Saturn V Center e il Launch and Landing Facility, infrastruttura attualmente concessa in leasing a Space Florida. Altri appuntamenti saranno ospitati dal Kennedy Space Center Visitor Complex nei giorni precedenti e durante il festival.

È proprio l’utilizzo di queste infrastrutture a dare a MAX POWER una dimensione industriale particolare. Kennedy non rappresenta soltanto uno dei luoghi simbolo della storia spaziale statunitense: l’evento lo utilizza come punto di collegamento tra il patrimonio dei programmi NASA e le capacità che stanno caratterizzando la nuova fase dell’aerospazio americano.

Il programma comprende dimostrazioni tecnologiche, velivoli NASA storici e contemporanei, aviazione commerciale e sistemi per la mobilità aerea di nuova generazione. Sono inoltre previsti uno spettacolo aereo con velivoli della NASA e gli US Air Force Thunderbirds, incontri con esperti dell’agenzia e astronauti dei programmi Apollo e Artemis, oltre a tour delle infrastrutture del centro, compreso il Vehicle Assembly Building.

MAX POWER punta così a mettere sullo stesso piano espositivo tecnologie e attività che in passato appartenevano a segmenti più distinti. L’aviazione avanzata convive con i sistemi autonomi; lo spazio commerciale con l’esplorazione istituzionale; le infrastrutture storiche con le tecnologie destinate alle future operazioni lunari.

“Questo novembre, apriremo al pubblico lo storico Shuttle Landing Facility del Kennedy Space Center per la più recente ed entusiasmante fiera aerospaziale e spettacolo aereo d’America, che chiameremo MAX POWER”, ha dichiarato l’amministratore della NASA Jared Isaacman.

“Per 250 anni, l’America ha progredito costruendo ciò che non esisteva, volando più in alto, muovendosi più velocemente e puntando all’impossibile. Non c’è posto migliore per celebrare questo spirito che al NASA Kennedy, la porta d’accesso americana alle stelle e il luogo in cui hanno avuto inizio molti dei più grandi successi della nostra nazione”.

La scelta dei contenuti presentati durante MAX POWER permette di leggere l’evento anche come una rappresentazione delle aree sulle quali si sta ampliando la filiera aerospaziale statunitense. La NASA indica esplicitamente tra i temi dell’esposizione velivoli avanzati, sistemi autonomi, attività spaziali commerciali, il ritorno degli Stati Uniti sulla superficie lunare e le tecnologie collegate alla futura presenza sulla Luna. Il filo conduttore è la base industriale necessaria a sostenere queste attività.

La compresenza di aeronautica, mobilità avanzata e settore spaziale amplia il perimetro rappresentato dall’evento: accanto alle tradizionali organizzazioni aerospaziali trovano spazio aziende tecnologiche, sviluppatori di sistemi autonomi, investitori e operatori impegnati nelle nuove forme di mobilità.

In questa prospettiva assume rilievo la partecipazione di UP.Summit, che riunisce imprese, imprenditori, investitori e decisori attivi nel settore della mobilità. “Per un decennio, UP.Summit ha riunito aziende, investitori, imprenditori e politici che stanno costruendo il futuro della mobilità mondiale”, ha dichiarato il fondatore Cyrus Sigari, sottolineando come a Kennedy il pubblico potrà osservare “gli aerei, i veicoli spaziali e i sistemi autonomi” e incontrare le persone impegnate nel loro sviluppo. Anche il ruolo di Space Florida contribuisce alla dimensione industriale dell’iniziativa.

L’organizzazione è direttamente collegata a una delle infrastrutture utilizzate da MAX POWER, il Launch and Landing Facility, e il suo presidente e CEO Rob Long ha richiamato il lavoro svolto nel tempo sulla costruzione di “infrastrutture, talenti e spirito di innovazione” in Florida.

Per il Kennedy Space Center, quindi, MAX POWER non rappresenta soltanto un’occasione per mostrare al pubblico il patrimonio accumulato in decenni di programmi spaziali. La scelta di affiancare Apollo, Artemis, spazio commerciale, aviazione avanzata e sistemi autonomi consente alla NASA e ai partner di rappresentare l’aerospazio americano come una filiera sempre più interconnessa.

È questa la dimensione economicamente più significativa dell’iniziativa: il passato del programma spaziale statunitense viene utilizzato come cornice per mostrare capacità, infrastrutture e soggetti che puntano a sostenere la fase successiva. I

n questo senso, MAX POWER offre una fotografia dell’evoluzione della base industriale aerospaziale americana, nella quale programmi pubblici, capitale privato, infrastrutture strategiche e nuove tecnologie sono destinati a operare con livelli crescenti di integrazione.

-Foto IPA Agency-
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Avio, nel primo semestre ricavi netti in aumento del 17,5%

Avio, nel primo semestre ricavi netti in aumento del 17,5%

ROMA (ITALPRESS) – Avio ha chiuso il primo semestre con un portafoglio ordini pari a 2.048 milioni (-5,4% rispetto al 31 dicembre 2025). Gli ordini acquisiti nel semestre sono pari a circa 160 milioni, più di due terzi dei quali relativi a commesse di produzione e sviluppo in ambito difesa e, per la restante parte, prevalentemente relativi a contratti di sviluppo sul lanciatore Vega C. I ricavi netti, pari a 276 milioni, registrano per il quarto anno consecutivo una crescita a doppia cifra su base semestrale (+17,5% rispetto al primo semestre 2025), confermando anche nei primi sei mesi del 2026 una solida capacità di esecuzione degli ordini. La crescita dei ricavi nel semestre è principalmente dovuta all’incremento delle attività di produzione di Vega C, di produzione dei motori per Ariane 6, nonché di quelle relative alla propulsione per la difesa. L’Ebitda reported, pari a 11,9 milioni (+1,9 milioni rispetto al 30 giugno 2025) e in crescita del 19,1% rispetto al primo semestre 2025, riflette, nella sostanza, il miglioramento dei ricavi del periodo, confermando per il quarto anno consecutivo una crescita a doppia cifra nel primo semestre.

L’Ebit reported, pari a 1,2 milioni, riflette le medesime dinamiche di miglioramento dell’Ebitda e risulta parimenti in crescita rispetto al 30 giugno 2025, sebbene tale incremento sia parzialmente compensato dalla crescita degli ammortamenti dovuti principalmente all’aumento di cadenza di Vega C. La posizione finanziaria netta ammonta a 535,7 milioni, in diminuzione di 56 milioni rispetto al 31 dicembre 2025 per effetto degli investimenti del periodo e del parziale trasferimento ai fornitori degli anticipi incassati nell’ultimo trimestre del 2025. La guidance per l’anno 2026 annunciata nel mese di marzo 2026 risulta confermata. “Anche nel primo semestre dell’anno i successi dei programmi Vega C e Ariane 6 confermano la centralità di Avio nello scenario spaziale europeo, anche in considerazione del nuovo ruolo di Launch Service Operator assunto a partire dal lancio di Vega C concluso con successo a maggio”, commenta Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio. “Parimenti, la partnership siglata con Advent rappresenta una tappa significativa per Avio, rafforzando il nostro profilo finanziario e consentendo di accelerare la nostra espansione negli Stati Uniti con il supporto di un partner globale con il quale condividiamo una solida visione strategica e un’ambizione di lungo termine”, conclude Ranzo.

– foto IPA Agency –

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Aerospazio, dalle imprese di Italia, Germania e Francia proposte all’Ue per la competitività

Aerospazio, dalle imprese di Italia, Germania e Francia proposte all’Ue per la competitività

ROMA (ITALPRESS) – Le associazioni dell’industria aerospaziale e della difesa di Francia, Italia e Germania Italia – GIFAS, AIAD e BDLI – hanno presentato oggi all’International Space Summit di Parigi una dichiarazione congiunta sul futuro dell’industria spaziale europea, con cinque priorità rivolte alle istituzioni Ue e agli Stati membri in vista del negoziato sul bilancio 2028-2034, sul Fondo europeo per la competitività e sullo Space Act. Le tre associazioni chiedono anzitutto il pieno riconoscimento dello spazio come “infrastruttura critica e pilastro della sovranità europea” e un bilancio dedicato “di almeno 60 miliardi di euro” per la componente spaziale del Fondo europeo per la competitività, a copertura sia dei programmi faro sia della catena del valore industriale. Questo livello di investimento è “la condizione” perché il riconoscimento dello spazio come infrastruttura critica si traduca in capacità industriale reale. Il documento sostiene inoltre l’introduzione di una preferenza europea negli appalti istituzionali per le attività e le tecnologie critiche, da applicare “laddove le preoccupazioni in materia di sicurezza, resilienza e dipendenza lo giustifichino” e senza escludere automaticamente i partner affidabili di Paesi terzi.

Agli Stati membri si chiede di promuovere interoperabilità e coordinamento volontario tra capacità nazionali ed europee, preservando concorrenza e libertà di scelta tecnologica; al legislatore, un quadro normativo “proporzionato e favorevole all’innovazione. Ciò di cui l’Europa ha bisogno ora, più di qualsiasi singolo strumento, è un senso condiviso di ambizione e di direzione”, afferma la dichiarazione, con cui le tre associazioni si dicono pronte a sostenere istituzioni europee e governi nella costruzione di un settore spaziale “sovrano, competitivo, resiliente e sostenibile”. Per il presidente Aiad, Giuseppe Cossiga, “la dichiarazione dimostra quanto bisogno ci sia di una visione coerente, unitaria e concorde per competere sui mercati internazionali e per rispondere alle sfide che ci attendono. Aiad auspica che dalle buone intenzioni si passi al più presto a iniziative e azioni più concrete”.

– foto IPA Agency –

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