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Messina, il fuoco torna a ferire la storia

Il fumo nero che sale sopra piazza Cavallotti, le fiamme che divorano il tetto della Camera di Commercio, il fuoco che si impossessa di uno degli edifici più rappresentativi del centro cittadino. Messina, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con una ferita che va oltre i danni materiali. Perché il rogo divampato […] L'articolo Messina, il fuoco torna a ferire la storia proviene da 98zero.

Messina, il fuoco torna a ferire la storia

Il fumo nero che sale sopra piazza Cavallotti, le fiamme che divorano il tetto della Camera di Commercio, il fuoco che si impossessa di uno degli edifici più rappresentativi del centro cittadino. Messina, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con una ferita che va oltre i danni materiali. Perché il rogo divampato oggi non ha colpito soltanto un palazzo storico: ha investito un pezzo della memoria collettiva.

L’incendio si è sviluppato nel pomeriggio, interessando i piani superiori e la copertura dell’edificio. Il palazzo è stato evacuato e sul posto sono intervenute diverse squadre dei Vigili del Fuoco. Non si registrano feriti. Una parte del tetto avrebbe ceduto sotto l’azione delle fiamme, mentre le cause dell’incendio restano da accertare.

Le immagini di oggi assumono un significato ancora più profondo se lette attraverso la storia dell’edificio. La Camera di Commercio di Messina non è soltanto una sede istituzionale: il suo palazzo rappresenta uno dei simboli della città ricostruita dopo il terremoto del 1908. La precedente sede fu gravemente danneggiata dal sisma e, negli anni successivi, la ricostruzione divenne anche l’occasione per immaginare una nuova identità urbana. Il progetto vincitore del concorso bandito nel 1910 portava un motto emblematico, «Magnaque Resurrexit», un richiamo esplicito alla rinascita di Messina dopo la distruzione. L’attuale edificio, progettato dall’architetto Camillo Puglisi Allegra e realizzato tra il 1926 e il 1933, nacque proprio da quella stagione di ricostruzione. Oggi quelle stesse mura sono state nuovamente colpite dal fuoco. Non brucia soltanto un palazzo: viene ferito uno dei luoghi che raccontano la capacità di Messina di rialzarsi, ricostruire e ripartire. Non fu l’ultima prova. Anche i bombardamenti della Seconda guerra mondiale provocarono danni all’edificio, riparati nel dopoguerra. Un palazzo che ha attraversato oltre un secolo di storia, sopravvivendo a catastrofi naturali e distruzioni belliche, e che oggi si ritrova nuovamente ferito dalle fiamme.

Ma la storia di Messina conserva altri episodi nei quali il fuoco ha cancellato edifici e testimonianze di valore inestimabile. Uno dei più significativi riguarda il vecchio Palazzo Municipale, che sorgeva lungo la Palazzata, affacciato sul porto. Progettato da Giacomo Minutoli, con la collaborazione di Antonio Tardì e Andrea Arena, e completato nel 1820, rappresentava uno dei simboli della Messina dell’800. Il palazzo resistette al terremoto del 1908, ma riportò danni. Fu un successivo incendio, propagatosi da un vicino hotel,a comprometterne ulteriormente la struttura fino alla sofferta decisione di demolirlo.

Un’altra ferita profonda arrivò durante la Seconda guerra mondiale. Il 25 maggio 1943, nel corso di un bombardamento aereo, il deposito più grande dell’Archivio di Stato di Messina fu colpito da spezzoni incendiari. Il rogo cancellò una parte fondamentale della memoria documentaria cittadina. Tra le perdite figuravano gli archivi del Consolato del Mare e dell’Intendenza borbonica, oltre a circa 35 mila volumi notarili.

È inevitabile che le ferite inferte nei secoli alla città richiamino anche le altre grandi tragedie che hanno segnato Messina. Il terremoto e il maremoto del 1908, che devastarono la città e provocarono una catastrofe umana di proporzioni immense. E poi il primo ottobre 2009, quando il fango e le frane travolsero Giampilieri, Molino, Altolia e gli altri villaggi della zona sud, provocando 37 vittime e lasciando oltre duemila persone senza casa. Ferite diverse, impossibili da sovrapporre, ma unite nella memoria di una comunità che ha conosciuto più volte il volto della distruzione.

Oggi, per fortuna, il bilancio umano dell’incendio è diverso: l’edificio è stato evacuato e non risultano persone ferite. Ma resta lo sgomento davanti a un patrimonio storico e architettonico che rischia di perdere una parte importante della propria integrità. E resta la consapevolezza che certi luoghi non appartengono soltanto alle istituzioni che li abitano: appartengono alla città, ai suoi cittadini, alla sua storia.

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